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    <title>stefaniarusso322c75c1</title>
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      <title>Mappe</title>
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      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Ho imparato che al mondo esistono anche delle persone talmente diverse da me da non poterle nemmeno immaginare e sono morta a me stessa e al mondo, così come li avevo fino ad allora immaginati, quando il mio compagno per più di dieci anni, nonché quello che avevo riconosciuto come il mio amore maturo e il mio grande amore della vita mi ha lasciata.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          È successo due anni fa, alla soglia dei cinquant’anni e pochi giorni dopo essermi finalmente laureata – un obiettivo che avevo congelato per venticinque anni, abbandonando la mia tesi di laurea in filosofia per mettere su famiglia nel contesto di una scelta di vita più grande che comprendeva un matrimonio, tre figli e una azienda agricola in un podere sperso nelle colline senesi –.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Venticinque anni e il matrimonio fallito dopo, il mio compagno mi ha lasciata, dopo più di dieci anni di promesse di una vita insieme e di assicurazioni che il nostro fosse un amore unico e necessario, e nonostante quello che (secondo lui) stavamo aspettando da tutto quel tempo si stesse finalmente verificando: anche l’ultimo dei miei figli si avviava a lasciare il nido, avendo finito le scuole superiori, e, in quel preciso momento, tutti e tre si trovavano impegnati in un progetto che, per la prima volta da quando ero diventata mamma venticinque anni prima, li avrebbe tenuti lontani da casa per quindici giorni.
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          È così che invece mi sono improvvisamente trovata totalmente da sola, in caduta libera dall’altezza vertiginosa della condizione opposta in cui per tutti gli anni precedenti avevo creduto di essere – ovvero che la presenza dei miei figli ostacolasse la convivenza mia e del mio compagno –. Prima non sapevo come destreggiarmi tra figli e vita privata; ora, intorno a me, all’improvviso c’era solo il vuoto. Perché è proprio nel preciso istante in cui mi sono ritrovata senza figli che lui mi ha lasciata.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          C’è voluto tempo per capire che quel vuoto e che quella solitudine erano gli stessi in cui mi trovavo anche prima, all’interno della mia relazione sentimentale. C’è voluto tempo per smettere di considerare una presenza da lontano, una presenza per messaggio – e per indottrinamento – l’unico vero modo di essere presenti, o di amare. C’è voluto tempo per deprogrammarmi, resettarmi; lasciare andare tutto ciò che mi era venuto istintivo e aveva costituito la mia spontaneità per anni, e accettare il nulla che restava, o quasi – perché a volte invece andava peggio e c’era il marcio, la scomodità del non sapere dove volgermi, del ritrovarmi incapace di vivere materialmente e di desiderare di farlo -.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Lentamente ho ricominciato a sentire qualcosa di diverso dal dolore, mi sono concessa di gioire di qualcosa, senza subire subito gli effetti di un imprinting spietato in cui gioia e dolore si sovrapponevano completamente. 
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Per molto tempo ancora ho continuato a vivere solo in virtù dell’amputamento di me da me, di una chiusura totale degli occhi su tutto ciò che mi aveva riguardato nel più profondo e che avevo ritenuto vero.
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Ora riconosco una funzione anche in così tanto smarrimento e non-senso apparente: mappare delle terre inesplorate, da me, fino a quel momento; vedere in azione modalità che non avrei mai potuto immaginare e che lì per lì mi hanno scioccata, letteralmente.
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Dovevo toccare tutto ciò con mano, per poterlo credere possibile e per avere una più esatta conoscenza del mondo in cui tutti quanti ci muoviamo.
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Solo due anni fa, a cinquant’anni, ho avuto la forza per affrontare questa discesa agli inferi.
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           E l’ho fatto mio malgrado e perché mi ero preparata a farlo, al tempo stesso.
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Ora vedo meglio dove mi trovo e meglio mi oriento lungo il mio cammino.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 19 May 2026 09:40:01 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>Barlumi</title>
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      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Mia figlia Irene si è appena laureata in Arte contemporanea. È la prima della famiglia ad essersi dedicata agli studi artistici, sia per parte di madre (cioè, mia), che per parte di padre. Fino ad ora nelle sue famiglie d’origine c’era stato un nonno appassionato di arte, soprattutto di storia dell’arte, e un nonno portato per i lavori manuali, con una fissazione per la precisione quasi maniacale e quello che si potrebbe definire un suo gusto estetico.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Per la verità, della famiglia paterna fa parte anche un pittore, ma è un parente lontano, anche se porta lo stesso cognome di mia figlia.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Il momento in cui mia figlia ha deciso di studiare arte alle superiori lo ricordo molto bene, perché c’ero anch’io e, anzi, ho fatto parte di quella decisione. 
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          È andata così. Lei aveva una propensione per la scrittura direi più che spiccata. Sembrava scontato che avrebbe frequentato il Liceo classico e quello era il giorno in cui avremmo dovuto perfezionare la sua iscrizione. Eravamo in macchina, scendendo dall’Appennino dove vivevamo, verso il paesino di pianura nel quale stava finendo le Scuole Medie. Parlando delle operazioni burocratiche a cui ci saremmo dovute dedicare quel giorno, qualcosa che lei mi disse mi fece pensare che non fosse felice di quella scelta. Fu niente più di una sensazione, per quanto molto rotonda, che inseguii e che mi suggerì le parole che allora le dissi: “Sei sicura di non voler fare il liceo artistico?”. 
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          A quelle parole, Irene si girò verso di me e guardandomi mi rispose: “Perché? Posso?”.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Ancora adesso non trovo le parole per descrivere quello che provai, ma ricordo il mio stupore e che mi affrettai a risponderle: “Certo che puoi! Ti saresti iscritta al Liceo classico perché pensavi di non avere altre scelte?”. E giù ad analizzare alla mia maniera logorroica tutta la situazione, compresi i pro e i contro delle due opzioni. Ricordo che le dissi che doveva fare il Liceo classico solo se ne era molto convinta, perché sarebbe stata una scuola dura e un ambiente ancora più duro, che avrebbe potuto essere molto frustrante per una persona come lei; le dissi anche che sentivo la sua scrittura come una propensione ad esprimersi artisticamente - come faceva fin da quando era bambina anche con i disegni - e non per le materie classiche e che quindi ritenevo sensato scambiare il greco e il latino con le materie artistiche. Lei mi confidò di pensarla allo stesso modo e aggiunse: “So già scrivere; invece, disegnare non lo so fare e voglio imparare.”.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Fare questo ragionamento mi costò una vera fatica, perché sia io che suo padre ci eravamo diplomati all’indirizzo linguistico dello stesso Liceo classico al quale si sarebbe dovuta iscrivere lei e che stava frequentando anche sua sorella maggiore. Ora pare quasi incomprensibile, se non addirittura comico, ma stavo uscendo dalla mia zona di comfort e facendolo avevo immediatamente incontrato la sua gioia e la sua spontaneità. Sapevo che la decisione di iscriverla al Liceo artistico avrebbe incontrato al contrario la disapprovazione o quanto meno la perplessità di suo padre e di buona parte del resto della famiglia.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Ma io e lei ci stavamo capendo meravigliosamente, per noi due era tutto molto sensato, e questo mi costringeva a proseguire con coraggio per quella strada, fiutando l’aria insieme.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Come previsto, mi scontrai con la disapprovazione di suo padre al quale le mie spiegazioni non bastarono e che parve tollerare la nostra scelta per quieto vivere.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Oggi Irene si è laureata in una Scuola d’arte contemporanea in Olanda, dove vive da quasi quattro anni e ha “messo su” famiglia. Allargata - con anche sua sorella, Jolanda - e spalmata - tra lì e il podere in Toscana in cui tutti i miei figli (anche Giordano) sono stati concepiti e hanno passato i primi anni dell’infanzia e tutta la famiglia allargata organizza un Festival d’arte col progetto di farne una Residenza artistica permanente e non solo -. 
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Durante l’esposizione finale allestita dai laureandi, le è stato anche assegnato un riconoscimento importante. 
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Tutta la storia dell’assurdità di lasciare il Liceo classico per un Liceo artistico è alle spalle, forse nessuno se la ricorda neanche più. Forse suo padre, presente e orgoglioso alla laurea, negherebbe persino se gliela ricordassi. 
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Ma per me custodire questa storia è come custodire uno strumento magico prezioso, potente e terrificante al tempo stesso. 
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          (Serramazzoni, 7/8/2026)
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 19 May 2026 09:40:01 GMT</pubDate>
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